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mercoledì 17 maggio 2017

Concerto: Gaudats Junk Band

LA SPAZZATURA NON È MAI STATA COSÌ ROCK


La Gaudats Junk Band è una formazione toscana davvero particolare: una band che realizza e suona esclusivamente strumenti costruiti con materiale di riciclo, per spaziare trasversalmente dal Soul, al Blues, passando per il Rock, il Reggae, aggiungendo un pizzico di Pop, il tutto condito in salsa “Junk”, ovvero utilizzando esclusivamente il suono acustico che generano i rifiuti.

La band è composta da musicisti del calibro di Marco Bachi (storico bassista della Bandabardò) e di Rick Hutton alla voce (già personaggio ultranoto di Videomusic), che insieme ad altri 11 musicisti danno vita ad uno show unico e coinvolgente, in cui la vera protagonista è l’etica del riuso.

Interpretando personaggi inventati e rivisitando brani famosi sia italiani che stranieri, con i loro strumenti fatti a mano da materiali di scarto e rifiuti, la Gaudats Junk Band è già protagonista di un’importante stagione di concerti, tra cui spiccano il “Lucca Summer Festival” & “Festambiente” 2016.

Presso: 

Il Teatro Comunale Di Pergine in Piazza Garibaldi 5/G

Prezzo biglietti:

Intero 16 euro
Ridotto 14 euro
Carta Amici del Teatro 12 euro

La Gaudats Junk Band è composta da:

Daniele Guidotti (Gaudats), Marco Bachi, Rick Hutton, Paolo Sodini, Stefano Masini, Luca Pucci, Beatrice Mazzanti, Giuseppe Nannini, Giovanni Degl'Innocenti, Fabio Bartolomei, Matteo Sodini, Mauro Briganti, Piero Perelli.

Contatti

Sito web: http://www.gaudats.it
Facebook: @GaudatsJunkBand


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lunedì 8 maggio 2017

Spettacolo: Mi abbatto e sono felice

IL MONOLOGO ECO-SOSTENIBILE


E’ un monologo a impatto ambientale “0”, autoironico, dissacrante, che vuole lanciare una provocazione importante; vuole far riflettere su come si possa essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del pianeta sul quale abitiamo.

Presso:

Il Teatro Comunale Di Pergine in Piazza Garibaldi 5/G

Prezzo biglietti:

Intero 12 euro
Ridotto 10 euro
Carta Amici del Teatro 8 euro

Presentazione:

Sempre più spesso si sente parlare di disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, etc..
Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?!
Sembra che la felicità dell’uomo occidentale sia direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione?
Molti di noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano.
Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all’ora di punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa.
Pensiamo all’invidia nei confronti di chi, sul posto di lavoro, ottiene un passaggio di livello, ai continui piagnistei delle persone davanti a uno spritz, ai milioni di finanziamenti suicidi per assicurarsi un’ automobile da 40.000 euro, alle farmacie prese d’ assalto da una popolazione malata e acciaccata.
Vi sembrano segni di un popolo felice? La risposta pare piuttosto scontata. Eppure i capi dei governi invitano a consumare di più, a produrre di più, con un’ inevitabile incremento della frustrazione umana.
Le lotte di potere sono all’ordine del giorno e a qualsiasi livello. Dall’altra parte gli stessi capi dei governi parlano dei problemi di inquinamento, rifiuti tossici, surriscaldamento globale,… Anche qui si riscontra un paradosso non indifferente.
Si spinge a produrre e a consumare di più e poi ci si lamenta di come il pianeta stia andando a rotoli? Siamo la specie più invasiva della Terra, accecata da un materialismo dilagante. L’ipocrisia è all’ordine del giorno. In tutto questo, l’unica ancora di salvezza è l’Amore.
L’unica variabile impazzita, l’unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L’amore per se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da un declino altrimenti inarrestabile. L’amore non costa, non crea Pil, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno, perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora.
“Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale.
Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall’attore in scena, che pedalando per un’ora intera su una bicicletta recuperata in discarica, fa girare una dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell’intensità della pedalata.
Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e recuperati al mercatino dell’usato. Le musiche sono live.
E’ lo stesso attore ad accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano.
Lo spettacolo si presta a stimolanti sinergie con enti che si occupano delle questioni legate alla salvaguardia dell’ ambiente, all’eco-sostenibilità, alla decrescita felice.
L’intenzione è quella di sensibilizzare trasversalmente la cittadinanza, attraendo anche un pubblico solitamente non avvezzo al teatro.

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